A Passirano
Il primo dato rilevato nei registri di Passirano si riferisce alla nascita di Gi Batta di
Francesco
Bogatti, Bogatto o Bugatto
Annibale
Bernardo
pronipoti
Faustino
Giacomo
Andrea
Ottavio Falsina nel suo
"Passirano appunti di storia locale", non nota
la presenza della famiglia di Francesco Paderno detto
Bogatto, forse anche perché l'Adriana dopo aver dato
alla luce 5 figli, se ne va da Passirano senza lasciare
più traccia. Ricompare nel settecento un Bernardo
Paderno come testimone al battesimo di Colosio nel 1712,
di Barucco nel 1715, di Colosio nel 1717, di Salvi nel
1718. Bernardo era un'esperto nel tenere a battesimo i
passiranesi. Nel quarto registro dei battesimi, al 20
aprile 1767 Bartolomeo e Giulia, gemelli, figli di
Giuseppe Paderno e Anna, vengono alla luce. Dopo di loro
ci vogliono altri 77 anni prima che un Paderni rivenga
battezzato a Passirano. A quanto pare non era il paese
ideale della famiglia Paderni. Parroco all'epoca era don
Michele Mazzucchelli, passiranese addetto alla chiesa di
San Giuseppe a Brescia, fu eletto a parroco dal cardinale
Giovanni Molino il 22 luglio 1765. E' da quegli anni che
venne tolto il titolo di rettore e cambiato in arciprete
nominato vicario foraneo, sotto la supplica dei
passiranesi che si sentivano sminuiti dal titolo di basso
rango che il loro parroco aveva. E' sempre in quel
periodo che probabilmente un certo Giò Batta Zamboni
autore di quelle pagine di "Istoria di Passirano"
che Ottavio Falsina ci riporta nel suo libro.
In quel periodo in Europa ci sono degli stravolgimenti
politici, sociali, culturali. Nel 1765 in Francia dopo la
morte del primo Delfino, con il quale il partito devoto
contava di ritornare al potere, succede al trono di Luigi
XV, il nipote ventenne Luigi XVI. Con Luigi XVI, su
suggerimento della zia Adelaide, si cambiò anche il
ministro, fu destituito Maupeou e come consigliere del
re subentrò Maurepas. Questo fatto diede lo spunto ai
parlementaires di organizzare dimostrazioni, sfruttando
la leggenda che Luigi XV aveva speculato sul grano
approfittando della miseria del popolo. Queste
manifestazioni, nel 1788 diedero l'impressione di una
vera rivolta di popolo. Quindi mentre in tutta Europa,
sulla spinta dell'Illuminismo, cresceva l'interesse per
le scienze, la letteratura e le arti, subentrava l'interesse
per le grandi riforme concrete. Il prezzo del grano
continuava a crescere e nel 1774 ci fu una grave carestia
che spinse ancor di più il popolo ad insorgere. Sulla
spinta di questi fatti, il re per paura di essere
sopraffatto da queste nuove insurrezioni, rafforzò le
leggi verso una più sicura e stabile loro presenza al
potere. Ma l'alba della rivoluzione era sempre più
vicina. Luigi XVI e Maria Antonietta vivevano nel piacere
e la frivolezza regnava sovrana. Caratteristiche dell'epoca
sono le scenette galanti dipinte da Fragonard, da J.M.
Moreau. Mentre il re e la regina con le sue debolezze
andavano minando il prestigio della monarchia, la
pubblica opinione influenzata dall'agitazione di certi
parlamentari, imparava il linguaggio repubblicano ancor
prima di conoscerne le idee. Il 23 settembre 1788 il
parlamento fece rientro in Parigi convocando gli stati
generali, con la clausola che fossero composti come l'ultima
volta che si erano riuniti, cioè nel 1614 . Fu una mossa
fatale, per nazione essi avevano sempre inteso se stessi,
dando al popolo la rappresentanza di un terzo, quindi
sempre in minoranza. Il Terzo Stato si ribella. La
rivoluzione era iniziata e culminò con la Dichiarazione
dei Diritti che fu adottata dall'Assemblea il 26 agosto
1789. Con la Dichiarazione dei Diritti si inaugura una
nuova era, l'era dei diritti individuali stava finendo.
I movimenti rivoluzionari francesi invasero tutta l'Europa.
A Brescia la notte del 17 marzo 1797, 39 congiurati
decisero "... di vivere liberi o di morire ...
". Tra di essi il Caprioli, il Lechi, Gambara,
Fenaroli e Maggi. Il giorno seguente la dominazione
veneta finì, i congiurati costituirono il Governo
Provvisorio Bresciano che durò pochi mesi, ma ebbe il
tempo di emanare delle leggi e gettare "... le basi
per una mentalità che partorirì, cinquant'anni dopo, il
risorgimento bresciano ... ". Tra le leggi decretate,
la divisione in Cantoni del territorio, l'abolizione
della nobiltà e per finire il silenzio delle campane
nelle ore notturne.