Il Visconte Fausto Padernie lo stemma nobiliare

Qualcuno comunque ha già messo mano a questo stemma, non so se per diritto o per altri motivi. E' " Don Fausto Paderni Visconte di Lodi, Barone di Paderno e di Merlino, Gentiluomo Assistente al Trono Primaziale della Chiesa Cattolica - Ortodossa " professore di filosofia, abitante negli anni '80 a Lecco. E' la stessa persona che nel 1957 ha intrapreso una ricerca genealogica a Bornato, interessando mio padre per reperire i dati essenziali. Ricontattato da me nel 1980, oltre ad aver cambiato il numero di telefono, da 53.53 a 0341......., la via dal n" 10 al 9, cambia anche il titolo, si incrementa il suo grado: da Visconte Fausto Arnaldo Paderno (barrata la "o" in "i") a Visconte don Fausto Paderni di Paderno (Barone) e tutto quello che ci va dietro. Nella lettera di risposta mi comunica che "... nel comune di Udine vi era un nucleo della famiglia di Paderni Giovanni di Angelo e della Ester Mali, nato a Bornato (Brescia) il 1"/11/1858, coniugato in Bornato nel maggio del 1878. ", e continua " .. questo nucleo si deve essere trasferito in parte a Milano e in parte ancora in provincia di Brescia. Penso che tale nucleo sia una derivazione dal ramo di Bagnolo Mella, nel qual paese risultava un certo Paderni Francesco che potrebbe essere stato il capostipite del suddetto nucleo. Naturalmente il ramo di Bagnolo Mella deriva dal ramo principale nobile Lombardo della famiglia Paderni, come e' stato per il mio ramo stesso di Bagnolo Mella. ". Purtroppo i dati del Visconte non tornano, il Giovanni di cui lui parla, Giovanni Battista, nato l'11 novembre 1858 e probabilmente deceduto giovane perchè dieci anni dopo, da Angelo e Malli Ester, nasce un altro figlio che chiamano Battista, nato il 13 agosto 1868 e che non poteva certamente sposarsi nel 1878. In quell'anno per di più non risultano essersi sposati dei Paderni a Bornato. Probabilmente, l'avo del Visconte, Faustino ( di cui parla nella lettera del 1957), il riferimento a Bornato come origine della sua genealogia l'aveva, ma non aveva idea che questo ramo, se nato da Bornato, difficilmente si poteva fregiare del titolo di Visconte o di Barone. Lo

stemma
riportato dal Fausto identico a quello del ramo di Udine: Di rosso al monte di tre cime al naturale, sostenente una croce d'argento, patente, scorciata, forata in quadro, coronata di oro. Cosi' descritto dal centro specializzato in araldica Araldis. Sicuramente il Visconte don Fausto Paderni lo ha ripreso non dal ramo di Udine, ma da qualche altra fonte che lo rappresentava.

Un'analisi più approfondita ci porta involontariamente a chiederci, come mai in uno stemma araldico, è rappresentata la croce che simbolo ecclesiastico e non nobiliare. La risposta ci viene da questa ricerca.
A Rodengo nel 1447 subentrano ai Cluniacensi, alla gestione del Convento, gli Olivetani. Lo stemma degli

Olivetani
: scudo sannitico al monte di tre cime sormontato da croce con rami d'ulivo.
Quindi lo stemma dei nobili Paderni del ramo di Udine e del Visconte Fausto deriva dallo stemma degli Olivetani di Rodengo. Nell'elenco della nobiltà italiana, solamente due stemmi contengono i monti sormontati dalla croce, ma questa croce quella del calvario, non forata in quadro. E' vero che ogni stemma rappresentativo di una famiglia ben distinta dalle altre, ma certe volte l'origine di questo coincide con situazioni che lo hanno portato alla nascita. E' il caso dei Paderni, provenienti da Rodengo ed in Friuli emigranti nel XVIII secolo o forse prima. L'Andrea di cui parla il nobile Amedeo nella sua lettera, probabilmente lo stesso cui fa riferimento nella lettera al Fè, Armando Paderni. Dalla ricerca svolta a Rodengo, i nati con nome Andrea si fermano nel XVII secolo, si presume che il ramo di Udine provenga da Rodengo già dal XVII secolo. Visionando gli stemmi proposti , ci rendiamo conto che la risposta nasce proprio da qui, in pratica dagli Olivetani.
E' interessante, ma mai approfondito, ciò che mio padre mi diceva a proposito delle voci che all'abitazione in Contrada Costa, all'ingresso della proprietà c'era un portale con scolpito nella chiave dell'involto lo stemma dei Paderni. Vista la struttura cui era costruita la casa al numero 40 (
catasto napoleonico
), ritengo inverosimile questa notizia. La via stretta con l'abitazione di piccole dimensioni con il brolo dinanzi non dava la sensazione di casa padronale con caratteristiche nobiliari.

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