Certamente così è stato per il ramo di Rodengo, derivanti dal vicino Paderno Franciacorta.
I dati più antichi riferiti ad un Paderni trovati negli archivi parrocchiali, si trovano a Paderno (S1-1), " 21/10/1576
.comare Teodora figliola
di mastro Filippo Paderno"; segue nel 1577 (D1), il 29 dicembre nasce Giulio di Battista Paderno da Rodengo (doc. 18N-21N) ed è a Rodengo che il ramo di mio interesse da
il suo primo segno con la nascita di Gio Batta figlio di Vincenzo e Giustina, l'8 settembre 1629.
Anche se i primi dati provengono dal vicino Paderno (1576), certamente per un paio di secoli o forse più, i Paderni della Franciacorta erano residenti in Rodengo dove si
trovano numerosi nei primi del 1600. Dato importante che tra il 1606 ed il 1620, circa 20 nuclei familiari ebbero il loro primo figlio, questo dimostra che tra il 1570 ed il 1590 erano nati almeno 20 maschi.
Altro dato in favore di questa ipotesi e che rende la famiglia Paderni (o Paderno) di vecchia origine, è che l'Andrea Paderno citato dal Fé, non è come i tanti già elencati
".. de Paderno" o "di Paderno", questo garantisce l'originalità del cognome come tale, non più come riferimento al paese d'origine. Quindi
verso il 1300, il capostipite proveniente "da Paderno", si stabil a Rodengo e diede origine alla famiglia Paderno(i) bresciano. Teniamo presente che con
la peste del 1506, sicuramente anche il ramo Paderni venne in parte ridotto nel suo nucleo familiare (Tonoli Vincenzo).
Come già accennato, verso la metà del XVI secolo, troviamo lo spostamento di un Paderni da Rodengo verso il vicino Paderno, si tratta di Giò Batta, che nel 1577 ha
un figlio, Giulio, nato il 29 dicembre 1577 (D1-18N foto), compare fu Michele di Thedoldi da Castegnato. A conferma dell'origine di Rodengo della famiglia Paderni, troviamo
ancora:
PADERNI o PADERNO
Quindi è da Rodengo che
provengono i capostipiti dei vari rami Paderni e Paderno
della Franciacorta. Entriamo ora nell'analisi del cognome:
Paderno e Paderni.
I primi dati trovati a Paderno, 1577, indicano Giò Batta
in Paderni, ma successivamente sempre a Paderno, Bernardo
detto Bogatto (1620 S.8), Batta da Rodengo (1622 S.11),
Gabriele di Giò Angelo (1622 S.12) sono Paderno, abbiamo
per pochi anni dopo lo stesso Gabriele e lo stesso
Batta (1628 T.3 e 1626 T.2) sono indicati in Paderni. Gli
anni successivi e sempre in questo paese, sono definiti
tutti Paderno.
A Passirano i pochi dati su questa famiglia ci dicono ch'erano
tutti Paderno.
A Camignone i primi sono definiti in forma dialettale
Paderen (1623 1X-1), ma poi fino al 1639 i successivi
cinque nominativi trovati sono Paderni. Seguono fino al
1811 (X2-4) in Paderno. Sul libro battesimale di
Camignone del 1836-1881, troviamo altri due riferimenti
in Giulia e Angelo Paderni di Giovanni da Saiano, compare
pure Paderni.
A Rodengo abbiamo un miscuglio, troviamo sia Paderno che
Paderni, ma le definizioni dei compari e delle madri sono
in Paderni. I riferimenti al ramo in esame sono Paderno.
A Bornato i primi dati nell'anno 1775 con Lorenza Paderni
(B10) con compare Francesco Paderni di Saiano zio di
Lorenza. In seguito sono Paderno, mutando in Paderni per
rimanere per sempre così.
E' da notare come il cognome venga definito a seconda
della persona a cui è riferito.
Nel 1730 a Paderno abbiamo: Maria di Francesco Paderno e
Maria Paderna compare Lorenzo Paderno.
Nel 1785 a Bornato si sposa Giulia Paderna (G7) sorella
di Angelo figlia di Giuseppe Paderno (I).
Certamente nel linguaggio corrente il cognome era in
forma dialettale Paderen, ma coloro che avevano un'istruzione,
anche se limitata, tendevano a trasformare in italiano i
nomi detti in dialetto, e la cosa più naturale era
identificarli a secondo del sesso della persona, quindi
abbiamo Paderno e Paderna. Ma come mai nel '500 erano
Paderni, poi hanno mutato in Paderno, per finire nell'800
nuovamente in Paderni? Come mai se il paese d'origine era
Paderno, già nel '500 erano definiti Paderni? Come già detto, i primi dati hanno con finale
la "i" (21N foto), ma se analizziamo
attentamente il documento dell'epoca scopriamo che era un
miscuglio di latino, italiano e dialetto ma con tendenza
al dialetto anche se chi l'ha scritto era certamente uno
che l'italiano ed il latino li conosceva bene, il Nob.
Riccardo Baitelli rettore: "Giulio fig. di
Battista di Paderni da Rodengo
nato in Paderni,
battezzato per il S
. Pietro di Serbi do Hironimi,
compar Michele di Bedalis da Castigato, la comar Com
di
.". Notiamo anche che in questo documento e
negli altri dello stesso periodo che anche se il Baitelli
tendeva a "dialettare" le parole, i nomi li
latinizzava (Bedalis), quindi certamente la "i"
finale sui cognomi era un modo di latinizzarli, alla moda
degli intellettuali.
La stessa cosa accade a Bornato nei primi dell'800 (G13)
con la differenza che questa volta ha lasciato il segno
definitivo. Nel 1805 (G13) abbiamo il primo cambio di
vocale, segnato sul registro dei matrimoni proprio con
una barra sulla "o" finale corretta in "i",
e nel 1816 definitivamente Paderni (C16) e (H1), a
conferma una sentenza del 1826 n312-F6 n11 (15N-16N
foto) con causa promossa dal sacerdote don Giambattista
Pagnoni, parroco di Bornato, dove viene citato un certo
Angelo Paderno "possidente nel comune di Bornato di
un terreno in contrada della Teresa detta Carezzate
longhe e larghe, che confina a mezzo dì con la signora
Maria Soncini e a mattina con detta signora
".
Quindi la famiglia Paderno non si mai sognata di
cambiare cognome, continuava a spacciarsi per Paderno
invece di Paderni. Dimostrazione data dalla
successione di variazioni di finale nei cognomi della
parrocchia di Bornato: Mometto in Mometti, Tonello in
Tonelli, Ghidetto in Ghidetti, Minello in Minelli e tanti
altri. Tutta colpa dei parroci intellettuali che nel
tempo o per gusti personali, quindi grafie complesse ed
interpretazioni particolari, o per la confusione del
periodo che portava i letterati o coloro che si credevano
tali, a usare uno pseudo latino o a volte un dialetto
italianizzato. Fortunatamente l'inghippo nel cognome in
considerazione solo riferito alla finale. In taluni
cognomi, l'interpretazione diventa assai difficile, per
esempio gli Arisi che corrispondevano anche agli
De Risiis ma non agli Arici che era un'altra
famiglia; Celeri o Cleri e tanti altri
che costringono chi si sta prodigando in una ricerca, a
faticose interpretazioni. Interessante l'uso dei
sopranomi. Nella nostra ricerca succede con il ramo di
Francesco di Andrea di Francesco , nel 1617 al battesimo
viene registrato " ... Paderno detto Bogatto
...", e lo vediamo trasformarsi nel tempo, cioè
nel diciottesimo secolo in un altro cognome, da Paderni a
Bogatto o Bugatti, scomparendo il cognome di origine.
Altra cosa il caso di Giuseppe di Giò Giacomo che
detto Gatto mentre suo figlio Placido e la sua
discendenza sono detti Galello. In questo caso
si tratta proprio di sopranomi.