LA FAMIGLIA MEDIOEVALE

Il ceto culturale si è sempre imposto alla classe contadina, sin dal medioevo. E' la classe culturale ed aristocratica che modifica nei secoli la struttura famigliare con l'introduzione del cognomen sin dal VI secolo, al posto dei tre nomi "tria nomina" imposti dalla cultura romana . La famiglia romana era composta non solo dai parenti consanguigni, ma anche dai servi, dagli schiavi e dai beni soggetti all'autorità del capo famiglia cioè paterfamilia, colui che deteneva la patria potestas .
Questo nella famiglia aristocratica, mentre in quella contadina il rapporto era definito quasi tale quanto il nostro attuale. Il cambiamento che avvenne verso il VI secolo, permetteva di identificare meglio l'origine dei padri verso i figli, ma non solo, contribuiva a "tenere insieme sull'unità poderale della terra posseduta i membri del medesimo gruppo di discendenza" per non disperdere il patrimonio acquisito. Con la concezione romano-barbarica, la linea parentale femminile terminava con il matrimonio; il termine munde-burdium determinava il potere sulla moglie, sui figli e gli schiavi. I longobardi definivano mundualdus l'uomo che possedeva questi privilegi. Colui che prendeva moglie era vincolato dall'obbligo di effettuare dei pagamenti o delle donazioni.
Nell'ambito romano era la dote che la sposa portava come patrimonio per sostenere i costi del matrimonio. Nella cultura longobarda invece era il marito che offriva ai parenti della sposa un dono come assunzione del controllo giuridico della sposa, meta o prezzo della sposa, e poi alla sposa una cospicua porzione dei suoi beni, non più di un quarto, con il dono del mattino morgengabe, dove riconosceva l'avvenuta consumazione delle nozze. La moglie non aveva diritto di successione, poteva portare con se un fadersio, cioè un corredo. All'inizio del XII secolo, il termine dos , dote, era già uso comune.
Nella ricostruzione genealogica, difficilmente si può andare oltre il XII secolo, non per mancanza di notizie scritte, anche se fondamentali, ma per la struttura della famiglia, intesa in modo diverso dal nostro, perché le persone non consideravano la parentela in modo verticale o piramidale, ma attribuivano lo stesso valore anche ai parenti di parte femminile. Questo era dato dall'importanza che veniva data ai parenti più importanti indipendentemente che fossero marito o moglie.
Tutto questo succedeva nella famiglia aristocratica, nel mondo artigiano e mercantile, dove la collaborazione tra i coniugi era indispensabile, la moglie era considerata partecipe anche delle eredità anche se il cognome rimaneva sempre al figlio maschio e con esso anche la maggior parte dei beni.

La definizione che Emidio De Felice quindi fa del nome Paderni, si colloca nella cultura lombarda proprio dall'interpretazione che possiamo dare della famiglia come tale. I figli ricevono dal padre in eredità una casa, un appezzamento di terra, e ne danno il nome in Paternus cioè al padre.

In quel tempo, forse tra il VII e l'VIII secolo, si stabilì in quei campi a ridosso delle colline della Franciacorta un nucleo famigliare con a capo il primo dei figli di un certo Claudio Andrea di Bartolo. Vi costruì
la casa e sulla spinta delle nuove abitudini che si stavano man mano creando, la dedicò al padre con il nome di Paternus. Col passare del tempo, verso il X secolo per salvarsi dalle continue scorrerie degli Unni, gli eredi oramai divenuti facoltosi aristocratici, vi costruirono un castello e con esso il paese oramai divenuto Paderno si allargo con nuove abitazioni, con attività artigianali e commerciali, con soldati, principi e personalità divenute man mano sempre più mportanti fino al tal Albertus de Patherno notabile bresciano firmatario di un'alleanza per una tregua tra Brescia e le città limitrofe.
Al castello soggiornò nel 1242 il giovane ed infelice Re Enzo di Gallura, figlio di Ferdinando II, reso famoso per le sue gesta militari con i fuggiaschi ghibellini verso l'espugnazione di Palazzolo ed il tentativo di assediare la città di Brescia dove soggiornava il legato pontificio Gregorio di Montelongo, inviato in Lombardia per combattere Federico II.
Dopo di lui, nel 1311, Re Roberto, unito ai guelfi invase Paderno, Passirano, Rovato fino a Orzinuovi dove si dovette fermare e fare una delle solite paci.

4 5 . 7 8
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